
L’ADHD (acronimo per Attention Deficit Hyperactivity Disorder) indica il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività tipico di quei bambini che presentano difficoltà a mantenere l’attenzione e a controllare l’impulsività e il movimento (una diagnosi accurata può redigerla un neuropsichiatra infantile, o uno psicologo accredidato ed esperto di ADHD, diagnosi che si basa su criteri osservativi specifici, protratti nel tempo e nei vari contesti che il bambino frequenta).
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo, di natura congenita e a eziologia multifattoriale (genetica, neurobiochimica, anatomica, ambientale), che esordisce solitamente entro i 12 anni di età. In Italia, la frequenza nella popolazione infantile è stimata intorno al 4%.
Il livello cognitivo è variabile, come nella popolazione generale, ma i bambini con ADHD sono più a rischio di presentare disturbi di apprendimento, disturbi del comportamento (Disturbo Oppositivo-Provocatorio, DOP), disturbi di umore e ansia: le cosiddette «comorbidità» che rendono il quadro clinico più severo.
L’ADHD ha precise caratteristiche che vanno riconosciute e che possono essere più o meno accentuate all’interno del disturbo.
Esse sono:
IPERATTIVITÀ: i bambini iperattivi sono sempre in movimento. Fanno fatica a stare zitti e a stare fermi. Sono molto vivaci. Hanno bisogno di essere impegnati in attività (soprattutto fisiche) stimolanti, nuove, divertenti, eccitanti.
L’iperattività determina problemi di comportamento.
Il problema non è tanto la vivacità in sé, quanto la vivacità spesso eccessiva che li rende ingestibili.
IMPULSIVITÀ: i bambini impulsivi sono dirompenti, vulcanici, impazienti, avventurosi, amanti del rischio, esagerati nell’agire e nel reagire, a volte persino prepotenti.
L’impulsività determina difficoltà nell’interazione sociale.
DISATTENZIONE: sono bambini che sembrano persi nei loro pensieri, vengono distratti da qualsiasi stimolo, disorganizzati, disordinati e inconcludenti.
Le difficoltà nel mantenere l’attenzione sulla lezione, se non particolarmente stimolante, determina problemi di rendimento scolastico e intolleranza alla noia. Tipicamente il bambino ADHD non è predisposto a fare un’attività proposta se non sa cosa fare, non la sa fare, non gli piace, non trova il senso, non sa quanto dura, non sa perché la deve fare.
Il bambini ADHD nella scuola Primaria
Il bambino ADHD è un bambino con Bisogni Educativi Speciali con cui serve in primo luogo molta pazienza, una certa dose di determinazione e soprattutto autorevolezza.
È un bambino con una fragilità importante, anche se all’inizio può apparire solo come un bambino maleducato, prepotente e pigro. Per questo va «capito» prima che «gestito».
Occorre conoscere il suo funzionamento, per meglio comprenderlo e costruire strategie didattico-educative efficaci.

Capire perché è così e perché si comporta così aiuta moltissimo per entrare più facilmente in contatto con il bambino/a e più sarà possibile essere autorevoli.
Di conseguenza, con meno fatica si potrà svolgere il compito di insegnanti per educarlo, e «condurlo» agli obiettivi didattici e formativi, e a «tirare fuori» tutte le sue grandi potenzialità.
L’alunno ADHD possiamo immaginarlo come un bambino con una marcia in più, con delle pile che a volte non si scaricano mai: è un bambino con tanta energia, che si annoia facilmente, sempre in attività, continuamente attratto da nuove esperienze, poco capace di autocontrollarsi se c’è una novità eccitante, ma anche se, al contrario, si trova di fronte a un’attività noiosa.
Gli aspetti cognitivi nei bambini ADHD

Per comprendere un bambino ADHD bisogna capire come funziona la sua attenzione. Esistono due tipi di attenzione: quella automatica, che si attiva senza controllo davanti a stimoli forti o nuovi e che nei bambini con ADHD funziona anche troppo bene, portandoli a distrarsi facilmente; e quella controllata, che richiede uno sforzo volontario per concentrarsi su un compito e ignorare gli stimoli irrilevanti. È proprio quest’ultima a risultare difficile per i bambini ADHD, influenzando la loro quotidianità e le loro funzioni esecutive.
Non è vero che il bambino non riesce a prestare attenzione, lui non riesce a NON prestare attenzione a tutto.
Per capire cosa accade nella mente dei bambini con ADHD è fondamentale comprendere le funzioni esecutive, cioè quel “controllore interno” che guida le nostre azioni attraverso il dialogo interno. Nei bambini piccoli questo dialogo è inizialmente espresso ad alta voce e poi si interiorizza diventando un sistema di autoregolazione. Nei bambini ADHD questo processo è deficitario: il dialogo interno funziona poco, quindi faticano a darsi istruzioni su cosa fare o non fare. Per questo occorre porsi obiettivi specifici che puntino a sviluppare capacità autoregolative, autoriflessive e metacognitive.
Nei bambini con ADHD risultano compromesse alcune funzioni esecutive fondamentali, come la memoria di lavoro, che permette di ricordare lo scopo di un’attività. Per questo faticano a portare a termine i compiti o a seguire regole di gioco, con possibili difficoltà nelle relazioni con i coetanei. È compromessa anche la generalizzazione degli schemi, cioè la capacità di applicare regole apprese a contesti diversi: per loro ogni situazione sembra richiedere di “ripartire da zero”. Questi deficit rendono molto difficile svolgere anche compiti semplici, e ancor di più quelli complessi che richiedono di gestire più informazioni. Per questo è necessario fornire ai bambini con ADHD una sola istruzione alla volta.
Come gestire un bambino con ADHD a scuola?
E’ un bambino che si comporta in modo inopportuno, quindi il primo pensiero è che le sue difficoltà di comportamento e di apprendimento dipendano da lui o dalla famiglia che ha alle spalle.
Quando non rispetta le regole ci viene naturale pensare che a casa possa fare quello che vuole, o quando arriva in classe senza materiale scolastico e senza aver fatto i compiti, pensiamo che a casa nessuno lo segua.

In realtà, dietro a un bambino con ADHD ci può essere una situazione familiare più o meno problematica come per qualsiasi altro bambino che abbia qualsiasi altra difficoltà.
I comportamenti da affrontare a scuola possono essere:
IPERATTIVITÀ
1. Si alza e gironzola per la classe
2. Si sdraia sotto il banco
3. Gioca con il materiale sul banco
4. Chiacchiera e disturba la lezione
5. È caotico e rumoroso nel gioco
IMPULSIVITÀ
6. Non rispetta il suo turno
7. Interrompe ed è invadente
8. Fa sempre gli stessi errori
9. Non evita il pericolo
10. Non riesce ad essere paziente
DISATTENZIONE
11. Non si segna i compiti
12. Non finisce il lavoro
13. Ha la testa fra le nuvole
14. Fa fatica a organizzarsi
15. Perde e dimentica gli oggetti.
Le regole di convivenza a scuola

Se il bambino arriva alla scuola primaria senza una diagnosi di ADHD, gli insegnanti danno il tempo di capire le regole di comportamento e tollerano i comportamenti problematici per i primi mesi di frequenza scolastica; il tempo di adattamento alle regole scolastiche nella classe prima della Scuola Primaria è abbastanza lungo per tutti i bambini.
Successivamente, se un bambino non riesce ancora a stare seduto e a rispettare le regole di convivenza, risulta evidente che ha delle difficoltà di cui è opportuno informare al più presto la famiglia e coinvolgerla nel percorso di un eventuale diagnosi e comunque a collaborare per migliorare l’adattamento.
Le regole di comportamento sociale da seguire in classe e a scuola vanno spiegate bene, e se possibile illustrate visivamente.
Vanno ripetute regolarmente per aiutare a ricordarle, e spiegare quali sono i comportamenti socialmente inopportuni e il motivo per il quale occorre tenere delle regole di convivenza.
Occorre evitare che certi comportamenti socialmente inopportuni vengano stigmatizzati e nel lungo periodo, diventino il «marchio» del bambino ADHD.
Per tutti i bambini, ma soprattutto per i bambini ADHD, le istruzioni di ogni compito o azione devono sempre essere precise e dare una risposta alle domande: “cosa faccio adesso”, “dove e per quanto tempo”, insieme a chi?” Per aiutare il bambino ADHD ad orientarsi nelle attività scolastiche e a motivarlo preventivamente.
I tempi di attenzione inizialmente variano tra i 5 e i 20 minuti; quindi le attività in classe devono essere organizzate tenendo conto del tempo di attenzione e mantenendo un’alternanza «lavoro-pausa-lavoro-pausa-lavoro-pausa».
Anche nel proporre le varie unità didattiche bisogna tenere conto di un’alternanza nelle varie attività (leggo, scrivo, ascolto, disegno, suono, canto, salto, corro…) e dei momenti di pausa.
È consigliabile dare una struttura a tutti i momenti di attività scolastica in classe, prevedendo i tempi di pausa, e di organizzare anche i momenti di attività scolastica non strutturata (es. alla ricreazione, alla mensa, nella pausa lunga in caso di Tempo Pieno pomeridiano): infatti più i tempi e gli spazi sono dilatati, più i bambini ADHD sono a rischio di perdere il senso della misura e di mettere in atto comportamenti inopportuni.
Per approfondire i temi di questo articolo e per le strategie di intervento nella Scuola Primaria vi consigliamo: ADHD Scuola Primaria – Cosa fare? ( e Non) di Donatella Arcangeli – Erickson:
ADHD – Disturbo da Deficit d’Attenzione Iperattività: Tutto ciò che devi sapere, fare, evitare –
di Anna La Prova – Edizioni Forepsy
( fonte: tratto dall’introduzione a ADHD Scuola Primaria – Cosa fare? ( e Non) di Donatella Arcangeli – Erickson e dall’introduzione a ADHD Disturbo da Deficit d’Attenzione Iperattività: Tutto ciò che devi sapere, fare, evitare – di Anna La Prova – Edizioni Forepsy )